Milano come Reggio Calabria. Cormano come Strongoli. Bollate come Rosarno. Bresso come Sant’Onofrio. Corsico come Seminara. Legnano come Cirò. Limbiate come Platì. Solaro come Gioia Tauro. Pioltello come Siderno. Rho come Guardavalle. Pavia come Gioiosa Jonica. Canzo come Limbadi. Mariano Comense come Papanice. Erba come Lamezia. Desio come Isola Capo Rizzuto. Seregno come San Luca. In Lombardia ci sono 500 affiliati alle cosche della ‘ndrangheta. Molto più potente della camorra e della mafia. E’ l’allarme contenuto nelle 1.110 pagine dell’ultimo rapporto della Dia, Direzione nazionale antimafia.
“Le ‘ndrine in azione a Milano e in Lombardia – scrivono i magistrati – a un certo punto hanno avvertito la necessità di darsi una struttura di coordinamento, in seguito denominata «la Lombardia», che è diventata il punto di raccordo di tutti i «locali» esistenti”. Ecco che i malavitosi hanno messo ormai radici nel cuore dell’economia italiana.
Il prossimo obiettivo? L’Expo 2015. Signori, fate presto: identificate questi 500 criminali, metteteli dietro le sbarre e buttate la chiave.
Il sindaco della ‘ndrangheta anche in Australia. Questa mi mancava, devo essere sincero. Eccolo: Tony Vallelonga, primo cittadino di Stirling, nel Paese dei canguri, dal 1996 al 2005. Nove anni di affari dal sud del mondo alle coste joniche della Calabria. Sì, perché Vallelonga, originario di Nardodipace, nel Vibonese, e arrivato alle porte di Perth oltre 30 anni fa, prendeva ordini da Siderno. Lo rivelano alcune intercettazioni dell’operazione “Il Crimine 2″ condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. In tutto il mondo, 41 arresti. Dalla Locride alla provincia di Vibo Valentia, da Torino a Genova, passando per la Germania, il Canada e proprio l’Australia.
E torniamo a Tony Vallelonga. Al telefono, secondo le carte dell’indagine, parlava degli assetti operativi della ‘ndrangheta in Australia con il boss di Siderno, Giuseppe Commisso, detto “u mastru”. Thunder Bay era il nome del “locale” con sede australiana. E un altro, tanto per rendere l’idea, è stato scoperto a Toronto, in Canada: era in mano alle cosche della Locride. Per non parlare di Bruno Nesci, il capo del gruppo criminale stanziato in Germania, anche lui in manette.
Facciamo due conti: ai 41 arresti di oggi, aggiungete pure i 304 del 13 luglio scorso nell’operazione “Il Crimine 1″ tra Reggio e Milano. Ecco fatto: 345 ‘ndranghetisti in manette. Numeri pazzeschi. Ma siamo ancora all’inizio.
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Da brividi. Tutto San Siro che canta in coro: “Uno di noi, Gattuso, uno di noi”. Ti senti orgoglioso di essere calabrese. Almeno per un po’. Perché Rino ce l’ha fatta. E, soprattutto, la Calabria non è solo ‘ndrangheta. Lui ci mette la faccia per far passare un altro messaggio: sacrificio, coraggio, pazienza, successo. Gli piace fare così: dice sempre quello che pensa e non bada alle conseguenze. Anche nell’ultima intervista al Corriere della Sera, con il centrocampista rossonero a tutto campo.
Giocatore finito? “Devo essere sincero. Fino alla scorsa estate il ginocchio operato mi faceva male e si gonfiava ancora e uno come me, che di classe ne ha poca, anzi pochissima, se non corre al cento per cento, non spicca”.
Leo all’Inter “Io dico soltanto che lui non voleva fare l’allenatore e che più volte aveva dichiarato di non sentirsela. Evidentemente il dio denaro fa miracoli. Non penso invece che si tratti di un dispetto al Milan. A questo non credo proprio”.
Cassano “La prima cosa che gli ho detto è stata questa: quando capisci che stai andando fuori di testa chiuditi in una stanza e butta la chiave dalla finestra. Quando poi ti è passata, ti veniamo a prendere noi: sfondiamo la porta, stai sicuro che qualcosa facciamo”.
Ibra “Due cose ho capito di lui. Che è un grande rompicoglioni e che è un professionista con i fiocchi: lavora in modo incredibile, si allena anche quando potrebbe riposare. Nello spogliatoio? E’ sempre incazzato. E’ un po’ come me: è incazzato con se stesso”.
Sono fatto così “Io sono in conflitto con me stesso, ho il cervello sempre in movimento”.
Allegri “Una grande sorpresa. Mio ex compagno di squadra, è uno molto preparato, che rischia sulla propria pelle e che ha il coraggio di fare scelte impopolari.
Scudetto? “Il Milan di quest’anno è un mix tra giovani e gente consacrata. Abbiamo tanta voglia di dimostrare che ci siamo. Non so se vinceremo qualcosa, di sicuro lotteremo fino alla fine”.
Gli spot con Totti “Più che segato, sono stato io a non volere andare avanti con Vodafone. Mi rubava troppo tempo e io sono fatto a modo mio: una cosa mi deve piacere, se incomincia a pesare è finita. Pensando a tutti i soldi a cui ho rinunciato, mia moglie mi ha dato del matto”.
Balotelli “Il nostro miglior giovane. Ha la faccia simpatica. Credo che a saperlo prendere sia un buono. E poi sentire un ragazzo nero che parla in bresciano mi fa troppo ridere. C’è un altro motivo per cui mi piace: è sempre incazzato, come me”.
Il futuro ”Mi piacerebbe stare a contatto con i giovani. E’ un mondo bello, sano. Mi piacerebbe partire con loro, poi, strada facendo, vedere se da grande posso diventare allenatore vero oppure no”.
La mia Calabria “E’ mai possibile che la Salerno-Reggio Calabria sia ferma da cinquant’anni? E io, coglione, ci ho messo il cuore negli spot a favore della mia regione, ma nessuno ci può arrivare perché l’autostrada è una cosa al di là del bene e del male”.
Bossi e la Lega “Loro, a differenza di altri, hanno un programma e lo portano avanti. Per chi voto? Quando sarà il momento vedrò”
Berlusconi “Non vedo altri al di fuori di lui che possano farci fare il salto di qualità. Con tutti i casini che ci sono stati e al di là delle cose giuste o sbagliate che ha detto e fatto, sono convinto che si sia guadagnato il rispetto dei potenti del mondo. Non lo dico perché è il mio presidente, ma è uno dei pochi personaggi credibili in circolazione”.
Gattuso è fatto così: prendere o lasciare. Ma non dategli del paraculo.
ahi ahi Calabria vi augura un fantastico 2011!
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Vittorio Zincone: “Sei bello e ultra desiderato. Avrai molte tentazioni”.
Raoul Bova: “E dovrei rischiare di rovinare la mia famiglia per una tentazione? In questo sono molto calabrese. Preferisco proteggere i miei cari“.
da Sette, 4 novembre 2010
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Ecco le pagelle degli amaranto a Trieste per datasport.
Puggioni 6.5 Quando il compagno Acerbi rischia l’autogol, lui è reattivo. Poi potrebbe pure sedersi accanto al palo, tanto i palloni non arrivano.
Burzigotti 6 Portafortuna. Dopo il suo ingresso in campo, arrivano il terzo e il quarto gol.
Acerbi 7 Chissà se il suo idolo era Baresi. Comunque, fa di tutto per imitarlo. Gira con il cartello del “divieto d’accesso” addosso.
Laverone 7 Sulla destra è incontenibile. Se lui gira, la Reggina è un’altra squadra.
Adejo 6.5 Si limita a coprire gli spazi lasciati scoperti di Laverone. Ma non sbaglia mai.
Cosenza 6.5 Si concede il lusso delle sgroppate in avanti. Là dietro è sempre protagonista.
Zizzari 6 Come Burzigotti, entra per far rifiatare Laverone a tre minuti dal tris e dal poker reggino.
Rizzato 7 L’assist per il primo gol di Bonazzoli e la solita dose di velocità.
Viola 7 I suoi palloni sono sempre precisi. Il gol è un capolavoro, anche se c’è la collaborazione del portiere.
Rizzo 6.5 Atzori l’ha già ribattezzato “Gattuso”. Lui lo ripaga con una partita passata a ringhiare.
Sy 6 Pochi minuti in campo, ma ha voglia di farsi vedere.
Bonazzoli 8 Ha già segnato nove gol. E’ una regola non scritta del calcio: quando un attaccante ha la mente libera, le reti arrivano a grappoli e la squadra vince.
Campagnacci 6.5 Fa il lavoro sporco. Con un compagno come Bonazzoli, può stare tranquillo.
Missiroli 7.5 Cala il tris e fa segnare. Onnipresente.
Atzori 7 Quattro gol a Trieste valgono il sesto risultato utile consecutivo. Avvio di campionato da Oscar.
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Frosinone-Reggina 1-2. Le pagelle degli amaranto per Datasport.
Puggioni 6 Sbaglia sul gol sfiorato da Tavares, ma la difesa lo salva in ogni momento.
Acerbi 6 Si mangia un gol incredibile davanti a Sicignano, ma per un difensore non è un errore imperdonabile.
Giosa 6 Un osso duro per tutti, un po’ troppo nervoso.
Colombo 6 Esce per infortunio troppo presto. Fa appena in tempo a sporcare la maglia.
Costa 6.5 L’acrobazia che salva il risultato quando il pallone scotta è una medaglia al valore.
Laverone 6 Cattivo quando serve, sempre vivo sulla destra.
Adejo 6.5 Parte piano, poi accelera. Sulla corsia di destra è una furia.
Rizzo 6 La solita partita di sacrificio, fa tesoro del lavoro di Viola.
Rizzato 6.5 Un miracolo sulla linea di porta salva il vantaggio. Salvagente.
Zizzari s.v. Entra quando la sua squadra è tutta rintanata in area di rigore.
Viola 7.5 Freddo sul rigore al 3′. La Reggina vive delle sue invenzioni: la regia è di altissima qualità.
Campagnacci 6 Impreciso davanti alla porta, ma è l’ultimo a mollare.
Bonazzoli 7 Sei gol in otto partite. Sembra la sua stagione buona.
Missiroli 6.5 Sulla fascia destra è un peperino. Inizia a correre subito, non smetterà più.
Atzori 7 Questa Reggina inizia a sognare. Gran parte del merito è dell’ex tecnico del Catania.
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“Miss Maffia 2010″ è un concorso per le bellezze con la fedina penale sporca. Mafia con due “f” perché questa è la pronuncia della parola all’estero. Ma proviamo a capire di cosa si tratta. Non contano solo l’avvenenza, il lato B da fare invidia ad Angelina Jolie, le curve che riescono a far girare la testa anche a un francescano, le misure perfette. C’è di più. Il requisito più importante per la partecipazione al concorso è una condanna per reati connessi alla criminalità organizzata. E per chi ha trascorso sei mesi di carcere, la vittoria è molto probabile. Il verdetto? Domani allo “Stage Pub” di Budapest, in Ungheria.
Anche la Calabria porta la sua miss, l’unica italiana. In corsa anche per la fascia di “Miss ‘Ndrangheta 2010″. Il suo identikit: Anna B., hostess, 167 centimetri per 56 chili, con una passione per la cucina. Il biglietto da visita? Ce ne sono due. Il primo: “Sarei molto contenta se potessi diventare Miss Mafia”. Il secondo: pistola in mano e autoreggenti. Per partecipare al concorso, bastava presentare i dati anagrafici (compresi quelli del casellario giudiziale) e quattro foto: una del volto, un’altra in biancheria intima, la terza in costume da bagno e l’ultima in abito da sera.
Il premio è composto da un’appartamento a Budapest, un’auto e una somma di denaro. Le ragazze in lizza sono 16. Con varie accuse a loro carico: oltre alla criminalità organizzata, la corsia preferenziale, anche truffa, rapina e spaccio. Un’idea di pessimo gusto. Ma, state tranquilli, è solo una campagna di pubblicità. Il concorso esiste davvero – conferma l’agenzia Ansa – ma è una trovata strampalata di un night club nel centro della capitale ungherese. Della serie: non sapete più cosa inventarvi. Comunque, un oltraggio alla memoria delle vittime.
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“Giornalista infame che non sei altro… sei un morto che cammina. Devi smettere di scrivere da San Luca. Sei di Bovalino, e scrivi di Bovalino…”. Succede nel 2010, in Calabria. Il cronista minacciato si chiama Ferdinando Piccolo, collaboratore del Quotidiano della Calabria. E questo è il messaggio, contenuto in una busta con cinque proiettili, che è stato trovato la scorsa notte davanti alla casa del padre, a Bovalino, nella Locride, dove il giornalista vive con tutta la famiglia. Un’intimidazione dopo l’altra: la prima subita una settimana fa.
Piccolo è uno dei 15 giornalisti minacciati in Calabria dall’inizio dell’anno. Un record nazionale. Sette in più del 2009. I dati sono dell’osservatorio Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) e Odg (Ordine nazionale dei giornalisti) sui cronisti minacciati nel nostro Paese. Il 23 settembre, alle 10, a Napoli, nella sala riunioni del quodiano Il Mattino, ci sarà la presentazione dei risultati. Tremendi.
Noi perdiamo tempo a parlare di conflitto d’interessi, concentrazioni editoriali, scarsa indipendenza dei giornali. E la ‘ndrangheta, alla faccia nostra, ne approfitta. Svegliamoci, svegliatevi.
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